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11/09/2001


L'11 Settembre 2001 è un giorno che tutti i media hanno definito come “Il giorno che non potrà mai essere dimenticato” e in effetti così è stato sia per gli sviluppi immediati caratterizzati dalla morte di quasi 3000 persone, sia per le ripercussioni che si sono avute nel decennio successivo, dalle guerre  in Afghanistan e Irak agli sconvolgimenti dell'impero economico. In definitiva quel maledetto giorno in cui due aerei si sono schiantati contro le Twin Tower ha cambiato il corso della storia.

Per quale motivo parlarne ora, 11 Gennaio 2014, nemmeno una data che possa ricordare l'evento se non fosse per quel numero 11? Le ragioni sono tante, prima fra tutte il dolore che questo evento continua a provocare, sto male anche solo guardando le fotografie di quel giorno e dei successivi; poi perché con questa pagina ho intenzione di iniziare un cammino, dei ricordi, delle rimembranze, per arrivare al prossimo anniversario dell'11 settembre e di tutti quelli che, anno dopo anno, si ripeteranno all'infinito, almeno finché qualcuno lassù mi darà la possibilità di farlo.  Con questa pagina voglio ripercorrere un cammino, quello che ha portato a cambiare il mondo, inserirò articoli presi dal web di chi ha sempre accettato e promosso la versione ufficiale, ma anche di chi ha gridato - e continua a gridare - al complotto. Cercherò di essere imparziale, sopra le parti, sterile referente di altrui pensieri con il solo desiderio di perpetuarne il ricordo. Quel giorno, in un solo giorno, 3000 persone persero la vita e questo conta più di qualsiasi complotto.


Ufficialmente a combinare tutto ciò è stata l'organizzazione Terroristica Al Qaeda che ha dato una lezione senza precedenti alla superpotenza americana che, per la prima volta nella storia dopo Pearl Harbour, è stata colpita al suo interno in barba a tutte le misure di sicurezza antiterrorismo, ai servizi segreti americani e ad ogni forma di ipotesi di attentato a cui nemmeno Hollywood aveva mai pensato. 

“Perchè il mondo ci odia così tanto?”

Era la domanda che gli statunitensi si erano posti, tredici anni fa. Sarebbe bastato un superficiale esame di coscienza per rispondere, giustamente, che il mondo odiava l’unica nazione che l’aveva stuprato globalmente, dal “cortile di casa” del Centro e Sud America, alle più remote propaggini della Terra. Come si sarebbe potuta non odiare, una nazione colpevole dell’invasione del Messico, del Guatemala, del Nicaragua, di Santo Domingo, delle Filippine? Dell’instaurazione delle dittature e dell’appoggio ai dittatori di Cuba, di Panama, del Brasile, del Cile, dell’Argentina, di Taiwan? Dell’uso di armi di distruzioni di massa su popolazioni inermi, dalle tempeste di fuoco su Dresda e Amburgo, alle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki? Delle guerre di Corea, del Vietnam e della Bosnia? E, naturalmente, per quanto riguarda il Medio Oriente, dell’appoggio unilaterale a Israele da un lato, e ai regimi corrotti e artificialmente filo occidentali del Golfo dall’altro, dallo Scià di Persia alla famiglia reale saudita?

Semmai, ci si sarebbe dovuti stupire del contrario: cioè, se questa politica di stupro globale dei diritti dei popoli non avesse provocato un odio generalizzato e capillare nei confronti dell’unica vera superpotenza. Tempo fa, non molto tempo fa, Obama ha trionfalmente dichiarato: “Siamo liberi”. Certo, non c’è dubbio, e gli Stati Uniti lo sono sempre stati. Il problema sta nel prezzo che il resto del mondo ha dovuto pagare, per questa libertà unilaterale.

Immediatamente dopo l'evento, malgrado le evidenti prove fin nei minimi particolari della versione ufficiale, si è andata profilando una ipotesi alternativa che vede come artefice del terribile attentato non il terrorismo Islamico, ma lo stesso Governo degli Stati Uniti. Non mi sbilancio per analizzare singolarmente le varie ipotesi di complotto sull'11 Settembre, se ne parla abbondantemente in ogni luogo della rete, preferisco soffermarmi e proporre una piccola analisi su alcuni aspetti che hanno reso possibile l'abbattimento delle torri seguendo quella che è l'ipotesi ufficiale e cioè che si è trattato del concretizzarsi di un piano criminoso di Al Qaeda.

Una dei cavalli di battaglia dei complottisti è il  fatto che il tutto sia stato troppo semplice per i terroristi. Come è possibile che qualche squinternato con un taglierino abbia potuto fare tutto ciò? 

I terroristi conoscevano bene la legislazione Statunitense riguardante la sicurezza negli aeroporti e le procedure da adottare durante i dirottamenti aerei.
Prima di quell'11 Settembre era ammesso, ai passeggeri, poter imbarcare coltelli con lama inferiore ai 10 centimetri. La regola dei 10  centimetri era stata adottata come mezzo di tutela dei passeggeri che spesso utilizzavano in maniera quotidiana il famoso coltellino svizzero, notoriamente considerato innocuo, per i più disparati scopi. I taglierini utilizzati da Mohamed Atta e i suoi colleghi kamikaze erano quindi materiale perfettamente legale che poteva essere trasportato senza troppi problemi passando inosservato ai controlli della sorveglianza aeroportuale. 

A partire dal 1997 ho spesso portato con me, in cabina, un coltellino svizzero. Comprato in transito all'aeroporto di Hong Kong, con una lama appena prima dei 10 cm canonici, non sollevò il minimo dubbio alle autorità portuali che permisero il trasferimento attraverso le barriere di Kuwait City, Dubai, Parigi, Francoforte e Milano. Mi si dirà che erano altri tempi, certamente, successe nel 1997 e poi ancora nel 1998 e l'anno seguente ancora fino all'11 settembre del 2001 quando rientrando dal Kuwait fui accolto con il terrore dipinto sul volto all'aeroporto di Malpensa. lo vedete qui sotto. Ma erano altri tempi.

Una volta sull'aereo i taglierini assunsero un altro significato e quegli innocui gingilli si trasformarono immediatamente in potenziali armi capaci di ferire o uccidere delle persone, un rischio che non poteva essere corso. Perdere la vita di un passeggero o anche solo ferirlo sarebbe stato un grosso danno per la compagnia e fino ad allora il personale, piloti compresi, erano incitati a collaborare con i dirottatori proprio per evitare danni collaterali scaturiti da questa mancanza di collaborazione. Generalmente i dirottatori di aerei si limitavano a chiedere di essere portati verso paesi del centro America, in special modo Cuba, in cui i rapporti con gli Stati Uniti erano un po' “disturbati”, evitavano di creare danno ai passeggeri o al personale collaborante. La mancanza di collaborazione poteva essere un incentivo a creare seri danni o vittime, è quindi comprensibile ipotizzare che alla richiesta di aprire le cabine dei piloti, da parte dei dirottatori, non vi sia stato rifiuto confidando nel fatto che l'intenzione fosse diversa da quella che poi è stata la realtà. Ma la genialità del piano criminoso non si ferma qui.

I dirottatori si imbarcarono sui primi voli del mattino per evitare al minimo ritardi sulla tabella di marcia in modo da poter coordinare la simultaneità degli attacchi  su New York e Washington e inoltre, questo è l'aspetto più importante, scelsero dei voli intercontinentali e questa è la caratteristica che ha portato ai danni che si sono avuti.

Perché?

Analizziamo un po' cosa potrebbe aver determinato l'abbattimento delle torri.
Una delle polemiche che spesso viene sollevata dai complottisti dell 11 Settembre è  “Come mai una struttura progettata per resistere all'impatto di un aereo con dimensioni maggiori di quelli abbattuti sulle torri ha determinato la destabilizzazione della struttura in acciaio con conseguente crollo?”

I velivoli schiantatosi contro le torri, che avevano un peso pari a 131 tonnellate, hanno impattato alla velocità di circa 650 Km orari.  Senza ricorrere a strani calcoli possiamo affermare che l'energia sprigionata dall'impatto era equivalente a quella generata da una tonnellata di tritolo, enorme ma non sufficiente a determinare gravi danni. L'impatto da solo è stato in grado di creare un lieve vacillamento dei piani superiori, ma non ha creato alcun danno strutturale rilevante. In pratica se la cosa si fosse fermata lì le torri sarebbero ancora in piedi. Il problema è che ogni aereo era rifornito con 60 tonnellate di carburante (kerosene) che ha una potenza distruttiva enorme. Ogni tonnellata di kerosene che si incendia nell'aria sviluppa un'energia equivalente a 15 tonnellate di tritolo. Moltiplicando per la quantità di carburante che vi era nei serbatoi di ogni velivolo si arriva ad una potenza pari a circa 900 tonnellate di tritolo per ogni torre. 

Sfruttando questo potenziale distruttivo, i terroristi di Al Qaeda hanno potuto realizzare una superbomba senza la necessità di correre rischi imbarcando esplosivi che non avrebbero superato i controlli aeroportuali. È per questo che ho affermato che l'aver scelto aerei destinati ai viaggi intercontinentali ha decretato il successo della missione.
Ma il kerosene è un esplosivo così potente? E allora perché non viene utilizzato come esplosivo , ma viene utilizzato il TNT?

Il TNT (TriNitroToluene o Tritolo) è un esplosivo, diciamo, blando, con la caratteristica di poter essere utilizzato in maniera eccelsa anche in assenza di ossigeno. La sua struttura ha la capacità di creare energia potenziale (tramite esplosione) senza la necessità  di una combustione quindi utilizzabile in ogni ambiente, anche nello spazio o sotto il mare.
I carburanti hanno bisogno di un materiale comburente per generare una combustione, scusate il gioco di parole, ma in assenza di ossigeno non vi è questo meccanismo e quindi scarsamente utilizzabile. Spesso comunque il carburante, qualsiasi esso sia, è stato utilizzato per produrre deflagrazioni molto dannose, basti pensare alle bombe Molotov, o al Napalm utilizzato in Vietnam (non era certo caratterizzato da benzina comune, ma da l'idea del potere distruttivo che un materiale incendiario può avere in presenza di aria). Dopo l'impatto il contenuto dei serbatoi degli aerei ha sprigionato un energia impressionante, ma non sufficiente a creare quel danno che si è delineato. 

Quindi i complottisti hanno ragione? Assolutamente no!

Il problema è che dopo l'impatto il potenziale distruttivo del kerosene, si è riversato all'interno dell'edificio ma non in maniera immediata, ma dilazionato nel tempo, innescando una serie di eventi che hanno portato al surriscaldamento della struttura metallica con conseguente cedimento.

Se gli aerei fossero esplosi completamente all'esterno della struttura, il liquido infiammabile si sarebbe disperso all'esterno bruciando velocemente, avendo a disposizione una quantità di ossigeno tale da garantire una combustione abbastanza veloce. Gli aerei però sono penetrati all'interno della struttura delle torri dopo l'impatto e la deflagrazione è stata parzialmente soffocata dal ridotto approvvigionamento di aria prolungando la combustione. La struttura in acciaio ha assorbito gradualmente l'energia calorifica generata dal carburante bruciato fino al momento di raggiungere una temperatura capace di alterarne la struttura portante che non ha retto al peso dei piani superiori. Del resto la diversa durata delle torri prima del crollo conferma la versione ufficiale e, secondo me, l'unica credibile. La torre nord ha ceduto dopo 102 minuti perché l'impatto è avvenuto fra il piano 93 e il 99, quindi solo 11 piani sopra, mentre la torre sud è crollata dopo soli 56 minuti perché l'impatto è avvenuto fra il piano 77 e 85, sopra c'erano ben 25 piani che hanno contribuito notevolmente al crollo dell'intero edificio con il loro peso. 

Probabilmente nemmeno gli ideatori dell'attentato si aspettavano un risultato simile, sono in molti a sostenere che il loro obiettivo era solo quello di sfruttare la forza distruttrice sprigionata dalla deflagrazione del kerosene, come detto sopra, fatto sta che a determinare il crollo è stato il calore e non l'impatto. Se ci limitassimo all'impatto allora si potrebbe anche dare credito alle tesi di chi cerca un complotto dove probabilmente non esiste, ma alla luce di quanto esposto sopra, in cui è la fisica a parlare e non le idee di singoli uomini, possiamo anche sostenere che malgrado sia possibile obiettare sulle falle della teoria ufficiale, questa presenta più certezze di quante ne porta l'ipotesi del complotto.  

Mi fermo qui, continuare sarebbe inopportuno dato che analizzare ogni singolo aspetto richiederebbe troppo tempo e spazio impossibile da condensare in un singolo articolo.

Concludo con un pensiero a tutte quelle persone che a causa della stupidità di pochi esaltati hanno perso la vita tredici anni fa mentre lavoravano per dare un futuro alle loro famiglie. Vittime innocenti che  sono state mistificate da quanti hanno cercato di speculare anche su questa vicenda creando storie ai confini dell'inverosimile trasformandoli in gadget per portare avanti delle tesi che non hanno un fondamento razionale. 

Solo gossip e niente più.

Foto di buona parte delle vittime di quel maledetto 11 Settembre 2001

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